Due passaggi [Ho chiesto udienza]

Estratti dal romanzo
“Ho chiesto udienza”

[…] Abbiamo rinnegato i dogmi e i principi ingiusti di un’educazione rigida e dispotica, dove croci e ostie s’anteponevano alla carne e al sentire. Insieme, noi due, ci siamo addentrati in dimensioni inesplorate, spingendoci al di là dei limiti e vivendo ogni singolo istante come fosse l’ultimo. Ci sentivamo degli eroi. Invincibili. Grandi. Onnipotenti. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarci. Niente e nessuno avrebbe potuto dividerci. Così pensavamo. Del resto eravamo una cosa sola e in quella cosa v’era la dirompente forza di due anime in delirio l’una per l’altra. Un delirio mal interpretato, perché altri videro un comportamento ignobile. Una condotta esecrabile. Un abominio. Avevamo osato troppo e nel dichiarare guerra all’apparenza ci siamo ritrovati soli… Ma neanche allora ci arrendemmo. Neanche con la faccia a terra a respirare polvere e sangue desistemmo dal nostro intento. Trovammo in quell’umiliazione la forza di rialzarci e gridare le nostre verità, le stesse di oggi. Indifferenti alle conseguenze, smaniosi e orgogliosi di contrastare il marcio di un sistema fondato sull’intolleranza e la paura del diverso, di reclamare il diritto a viverci alla luce del sole, ci siamo immolati come agnelli. Oggi comprendo l’errore commesso: agimmo d’istinto amore mio e nel farlo offrimmo all’odio su un piatto d’argento l’occasione di esprimersi. Di attuare il suo perfido piano e poi fu un attimo. Un attimo eterno durante il quale le certezze, tutte quante, hanno capitolato. L’oscurità ha inghiottito i sogni e le speranze di ognuno e improvvisamente io e te non eravamo più noi; soltanto due fantasmi inermi e spaventati in un mondo inedito, ostile, velenoso. Vuoto. La mia ingenuità ha fatto il resto. […]

[…] Ci ho messo tutta la cattiveria di cui sono capace, ma quando si tratta di concretizzare con fatti e parole, il mondo attorno a me si ferma e io vengo travolto da un insopportabile senso di colpa. Provo vergogna per me stesso, per aver solo pensato di rispondere alla violenza con la violenza; per essere caduto in basso ed essermi fatto trascinare da un sentimento così bieco e distante dal mio modo di essere, dal mio pensiero. Ho sempre confidato nel potere della parola e intendo attenermi a questo mio principio fino alla fine. Si dice che il tempo renda le persone  più sagge. Probabile. Tuttavia il tempo non può molto quando manca la curiosità di sapere, di capire. Di condividere. Il tempo non può cancellare i ricordi, ne tantomeno i rimorsi. Può lenire il dolore, cicatrizzare le ferite, non certo cambiare le cose. Difficilmente poi elargisce saggezza se mancano impegno, solidarietà e comprensione. Io penso che tutto debba partire da noi, dalla volontà di guardare con occhi nuovi, di ascoltare con orecchie nuove, di toccare con mani nuove. E non sto parlando degli occhi del corpo, o delle orecchie del corpo, o delle mani del corpo. No! Io parlo degli occhi dell’anima, delle orecchie dell’anima e delle mani dell’anima. Parlo della sola arma a nostra disposizione per affrontare e sconfiggere la paura della diversità: la conoscenza. Forza e coraggio sono inutili senza intelligenza e consapevolezza; senza la capacità di considerare l’altro un proprio pari sotto ogni profilo umano, dimenticando le differenze discriminanti  quali l’etnia, l’estrazione sociale, il credo religioso o il sesso…
E adesso che avrei tanta voglia di parlarne con te, tu non ci sei.  Sei lontano, dall’altra parte del mondo e a me non resta che aspettare. Si, aspetterò che faccia giorno a New York per sorprenderti, perché stavolta sarò io a stupirti. […]

Estratti dal romanzo
“Ho chiesto udienza”


Testo: Copyright © 2015 Francesco Barazza. Estratto dal romanzo “Ho chiesto udienza”. Tutti i diritti riservati. È severamente vietata la riproduzione, divulgazione e stampa della presente opera, in toto o in parte, senza l’autorizzazione dell’autore.

Fotografia: Web sources. Royalty Free.

2 pensieri su “Due passaggi [Ho chiesto udienza]

  1. Leggere le tue righe è come tornare indietro nel tempo e rivivere episodi duri e dolorosi della mia vita. Io so come ci si sente, ma descriverlo agli altri, far capire loro cosa significa un cuore che scoppia è tutta un’altra cosa. Conosco benissimo la sensazione di nullità che si prova di fronte a certe situazioni… Ciò che scrivi entra nella pelle e arriva al cuore. Non lo dico tanto per dire, lo dico perché è così.

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